AQUA VITAE  

Punto di convergenza dei percorsi principali, la piazza Maggiore di Stabio, si colloca in una posizione piuttosto baricentrica dell’antico borgo rurale. Tale era anche il ruolo che la piazza rivestiva per la vita del paese come si può intuire dalla presenza di due chiese, della cappella in cima alla collina morenica, degli edifici di carattere pubblico, come le vecchie terme e il museo della civiltà contatina e dalla presenza dei collegamenti tra questa e le via Cesarea e Giulia che attraversano l’intero borgo.
Nell’attuale assetto della cittadina le stesse vie individuano, insieme alla via Cantonale, una parte urbana che potrebbe assumere il ruolo di connettivo tra la nuova zona industriale e il vecchio borgo, condizione che potrebbe divenire generatrice di occasioni di rivitalizzazione per lo stesso borgo.
La piazza Maggiore oggi appare uno spazio indifferenziato tra gli edifici che la circoscrivono, destinato, forse proprio per questo, a luogo di transito automobilistico e al parcheggio delle automobili così come dei tavolini dei due esercizi pubblici presenti.
L’assenza di identità di questo spazio è palese, tanto che neanche le due chiese e gli edifici di recente restauro, sono sufficienti a conferirgli il giusto valore.

Il progetto vuole restituire alla piazza il suo valore baricentrico rispetto al paese attraverso la valorizzazione del vuoto quale luogo collettivo. Diventa così tema centrale del progetto l’autonomia dello spazio vuoto dagli edifici che vi si prospettano ossia la definizione di una chiara identità in sè dello spazio piazza, pur mantenendo quel vivace carattere di sezione urbana su cui continuare a far interagire il traffico carrabile, con forte moderazione della velocità, quello lento e quello pedonale.
L’analisi dei flussi pedonali e carrabili attuali è stata illuminante alla definizione del progetto.
Così lo spazio piazza, mantenendo la sua attuale pendenza, viene individuato dalla figura geometrica per eccellenza: il cerchio, che caratterizza la pavimentazione. I «ritagli» tra questa e gli edifici esistenti diventano una sorta di isole pedonali, piuttosto piane, destinate ora a palco ora alla sosta dei pedoni ora agli esercizi pubblici che prospettano sulla piazza.
La scelta di mantenere piuttosto piane queste aree, scegliendo come quota quella di innesto con la piazza, fasì che queste superfici si mantengano più alte della piazza mantenendo tra esse il contatto visivo.
Tra le aree pedonali, vere protagoniste della definizione dello spazio piazza, quella destinata a palco riveste un ruolo particolarmente importante, e non solo per la sua dimensione. Di qui una sequenza di elementi architettonici guida l’occhio dell’osservatore in una tensione ascensionale che dalla piazza indirizza alla cappella morenica, portano il Museo della civiltà contadina a prospettare in piazza.
Attraverso la scalinata urbana servita da servoscala, si giunge alla quota di ingresso al Museo dove un portale individua simbolicamente il nuovo accesso. A tal proposito il progetto suggerisce di trasformare la finestra destra del piano terra in nuova porta di ingresso.
Lungo la scala i pianerottoli di riposo individuano possibili accessi al parco terrazzato delle colture autoctone (si pensava alla vite, al tabacco) e all’orto urbano, qui proposti come una sorta di sezione a cielo aperto dello stesso museo che, vivendo le sue stagioni con la città, la arricchisce delle sue valenze naturalistiche.

Ai piedi della collina, quasi a fare da basamento del Museo, è posto il palco, che con la sua lunga panca ombreggiata e la ristoratrice fontana si integra nello spazio urbano divenendone parte integrante a prescindere dalla sua funzione. La sua ampia superficie si presta a rispolverare la pratica di giochi tradizionali come le bocce o gli scacchi giganti.
Gli spazi accessori connessi al palco, quali magazzino e servizi igienici sono disposti sotto il primo terrazzamento, sfruttando i livelli diversi, in modo da evitare qualunque operazione di scavo invasivo del suolo.

La stessa attenzione ad evitare interventi invasivi ha guidato la scelta di risolvere l’accesso al museo per i disabili con una salita meccanizzata che oltre a rispondere ad un’esigenza funzionale, acquista il valore di elemento urbano. Essa accompagna lo sviluppo della sistemazione della collina organizzata in terrazzamenti, riproponendo così in una sorta di parco delle colture i sistemi tipici sul nostro territorio.

Giochi d’acqua, vivacizzati da possibili effetti luminosi, che sgorgando dal pavimento della piazza rimandano alla presenza di vecchie cisterne sotto la supeficie, oltre ad inviatare al gioco, inducono, in maniera scenografica, l’automobilista a ridurre considerevolmente la velocità di transito, invitandolo palesemente a tenersi a distanza dallo spazio centrale della piazza.

Lo spazio vuoto della piazza, interrotto dai soli getti d’acqua (nel caso di eventi possono essere spenti), consente facilmente la disposizione di ogni tipo di allestimento, compresa la possibilità di ottenere un palco coperto con una semplice struttura a sbalzo affrancata al parapetto del primo terrazzamento.

Materiali e sistemi costruttivi semplici rimandano all’essenza della cultura contadina originaria del borgo.
La costruzione delle opere sarà realizzata in calcestruzzo facciavista la cui colorazione è ottenuta utilizzando inerti di pietra locale colorata e ossidi nell’impasto. Qual’ora il budget lo consentisse, si potrà optare di rivestire gli elementi salienti del progetto in corten.
Anche per la pavimentazione si è previsto di utilizzare un impasto di base in asfalto con inerti lapidei che ne impreziosiscono la finitura. La presenza di inserti prefabbricati ne disegna la superficie, traendo spunto dalle giaciture presenti sul sito.
Stessa logica è adottata per la costruzione dei gradini che, risultando diversi dal materiale della superficie, individuano in maniera chiara le aree pedonali.
Su queste è disposta non solo l’illuminazione di percorso (ogni gradino è segnalato con una strep led) ma anche della piazza, di particolare importanza vista la prevista compresenza di auto e pedoni. Questa è affidata ad un sistema di pali, più o meno alti a seconda della distanza della superficie che devono illuminare, disposti lungo i margini degli spazi pedonali a cavallo tra questi e la piazza.

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