FAIGIRARELACULTURA 2015

La città racconta è un’installazione urbana che nasce dalla voglia di esprimere la gioia e la coralità unita alla costante propensione a riflettere su temi di carattere urbano. È da qui che nasce la spinta ad allestire un’installazione “urbana” che sia occasione per dare forma a quelle riflessioni in cui spesso ci si imbatte quando, consci del ruolo di attori principali delle scene urbane, si parla della città contemporanea come di un luogo non più calibrato sulla figura umana, dove protagonista è l’assenza.

Allo stesso tempo è il tentativo di dare un contributo alla crescita della sensibilità verso l’architettura perchè profondamente convinta della relazione biunivoca tra qualità dello spazio in cui si vive e qualità e quindi salute (come misura della felicità) della società.
Nell’architettura infatti la volontà collettiva trova concretamente occasione di manifestarsi, di prendere forma.

Ritengo che la misura della qualità di una città sia proporzinale al tempo che i suoi cittadini trascorrono in essa ossia quanto abitano o chiedono di abitare i suoi luoghi.
Quando tale domanda viene a cadere penso si possa dedurre di trovarsi davanti ad una città dormitorio abitata da una cittadinanza che sembra vivere senza passione, senza amore, senza tensione al desiderio, senza felicità. E qui mi permetto di avanzare due possibili letture del fenomeno:
o la cittadinanza (società) è malata e manifesta di aver perso il proprio animo collettivo o cerca all’esterno della propria città la soddisfazione delle proprie aspirazioni.

Ma allora mi chiedo: non è triste vivere in un luogo in cui non ci si identifica?
Non è una delle soddisfazioni più grandi quella di vedere la propria cittadinanza coinvolta e partecipe alla vita del paese e propositiva rispetto ad essa?
Penso che l’arte possa essere il primo passo verso la riappropriazione della città, l’arte in quanto occasione per porre domande, avanzare riflessioni, richiedere attenzione. L’arte in quanto tensione alla felicità.

Così costruire un’occasione per allenare la cittadinanza a sognare prima e a volere poi, spazi urbani di qualità, che manifestino cioè un’identità propria tale da divenire essi stessi luoghi capaci di generare una rinnovata voglia di abitarli (primo passo verso la riappropriazione del valore di civitas che la nostra società pare aver perso) diventa il tema dell’installazione.
Essa, al di la del suo essere una città che ne racconta una immaginaria attraverso la proiezione sul pavimento antistante di immagini di architettura nelle quali si può entrare per immaginare di abitarle, sperimenta la possibilità/capacità di cambiare un luogo, di animarlo. Il luogo dove è stata collocata non è mai stato meta di passeggiate e nè di incontri. L’installazione è riuscita a creare interesse intorno a se modificando non solo la fruizione del luogo, ma ne ha svelato valori mai colti prima d’allora.

Ecco come l’arte possa essere una delle risposte alla «rivitalizzazione» di molte aree urbane o periferiche senza qualità, di come essa stessa possa offrire l’occasione per ridefinire/qualificare quegli spazi anonimi disseminati nelle nostre cittadine e così, recuperare un modo collettivo di vivere la città che ricomincia a colorare i suoi luoghi di riscoperta identità e così vivicità e qualità.
L’arte é occasione di riflessione, l’arte è ricerca e per questo in continuo divenire verso il raggiungimento del suo fine ultimo: la bellezza. Se non c’è arte non c’e tensione alla crescita, non c’è aspirazione. L’arte offre la possibilità di coltivare una finalità collettiva: la bellezza appunto ed attraverso questa risvegliare nei cittadini il proprio ruolo nonchè valore di artefici e sovrani delle sorti e prima delle scelte del paese che abitano.
L’arte assume così valore politico e civile: essa prende forma attraverso meccanismi che non sono quelli della spartizione o frammentazione, ma della aggregazione verso un comune obiettivo: l’opera d’arte offre un’occasione di incontro/confronto/condivisione/unione/relazione tra le persone, ma questa è anche la città.

Nel caso specifico trattandosi di un’installazione urbana ritengo che il suo valore non sia quello di essere percepita come opera d’arte, quanto quello di veicolare una riflessione.
Tutto questo nel tentativo di non vedere scivolare in un vago ricordo lo sforzo di tutti coloro che, credendo nel valore in sè dell’installazione e nella sua capacità di generare effetti positivi, hanno prestato la loro maestria o sostegno per realizzare un opera lontana da ogni finalità lucrativa.

Felicia Lamanuzzi