NUOVA CASA ANZIANI MALCANTONESE A CASLANO

La nuova casa anziani di Caslano si situa nella zona di nuova espansione che dalla cantonale si estende fino al vecchio nucleo insinuato verso il lago di Lugano.
Questa, al pari di situazioni simili, costruita come risposta alla logica delle quantità edificatorie assegnate alle zone e risolte tutte all’interno dei singoli lotti, risulta priva di quella complessità che invece caratterizza il vicino borgo, ove senza soluzione di continuità si passa dalla proprietà privata a quella pubbilica. Basti pensare alla relazione tra gli edifici, i loro spazi di pertinenza e la strada che, mentre nella città consolidata sono elementi di definizione dello spazio vuoto come strade, piazzette o slarghi conferendo allo spazio pubbilico una identità chiara e quindi un valore spaziale, nelle zone di nuova espansione, lo spazio tra gli edifici rimane un anonimo vuoto, al massimo adorno di sporadici alberi o cespugli tra i parcheggi: lo spazio pubblico é assenza.


Il carattere pubblico dell’edificio

Così il progetto coglie la sfida per riqualificare l’area e, data la collocazione a cavallo delle due strade che penetrano fino al nucleo storico, cerca una relazione più ampia con la città ponendosi parte di quel sistema di fatti urbani individuabili nelle scuole, nella biblioteca, nella passeggiata al lago o verso il vecchio borgo inserendosi in una possibile lettura della città nel suo complesso.
La mobilità lenta sulle strade che delimitano l’area di progetto favorisce le condizioni di accessibilità tanto all’edificio quanto ai suoi spazi di pertinenza rafforzando non solo l’idoneità della funzione assegnatagli, ma anche la volontà di favorire una fruibilità più ampia del suo specifico auspicando una sorta di apertura alla città.
Così se da un lato si è voluto conferire all’edificio il carattere pubblico attraverso la compattezza e sobrietà della facciata contina (in particolare sulla via Mera), dall’altro i lievi giochi di livello della sistemazione esterna fino agli accessi e la relazione tra questi e le strade, favoriscono una continua permeabilità tra l’intervento e la città.
Il chiaro invito a percorrere gli spazi esterni che guida la composizione non solo delle sistemazioni esterne, ma di tutto il piano terra, dominato da un continuo rimando tra interno ed esterno, è la traduzione spaziale di quella filosofia dell’accoglienza, della curiosità e dell’autonimia, che fanno sì che l’anziano possa continuare a sentirsi non solo in un ambiente familiare, ma soprattutto partecipe del contesto in cui si trova e in generale ricettivo agli stimoli del mondo esterno.

Il programma funzionale

La casa anziani si compone di due blocchi ben individuabili uno destinato all’unità abitativa di cura e l’altro al centro diurno e all’unità abitativa protetta.

Gli ingressi alle due unità, presso cui è possibile ricevere al coperto gli utenti su sedia a rotelle che giungono in auto, sono facilmente individuabili sui due fronti strada. Essi infatti segnano il cambio dell’attacco a terra dell’edificio, che si risolve sulla via Mera passando dalla sospensione del volume dei piani superiori, al pieno della facciata che giunge fino a terra e sulla via Campagna nel vuoto che segna la congiunzione/separazione delle due parti dell’edificio.

Al piano terra sono disposte tutte le funzioni che hanno valore collettivo per gli ospiti e per i loro visitatori, e che possono essere di utilità anche per il pubblico esterno. Si pensi per esempio alla mensa, utilizzabile anche dagli studenti o al soggiorno, ove oltre a godere della compagnia degli altri ospiti si ricevono le visite di parenti ed amici, ma anche alla cappella religiosa presso la quale è facile immaginare anche una certa presenza di fedeli della zona, o ai servizi terapeutici, all’amministrazione e al centro diurno. Tutti spazi per i quali è prevista una relazione diretta con gli spazi esterni.

Ai piani superiori sono disposte le unità abitative dimensionate nel rispetto delle richieste del bando. Le 20 camere del blocco di cura sono disposte a nord ovest, prediligendo l’esposizione più favorevole per gli spazi comuni al piano in modo che anche nella disposizione trapelasse la filosofia tipica di tali istituzioni volta a favorire le relazioni tra gli ospiti piuttosto che il loro isolamento.
L’accesso alle camere avviene attraverso un discreto atrio che le separa dagli spazi distributivi e quindi da salottini e zona pranzo tutelando per quanto possibile il passaggio agli ambiti privati degli ospiti.

La disposizione delle 10 camere del blocco protetto, degli spazi comuni e le articolazioni di questi, date dai vari sevizi o depositi, è frutto di uno studio sulla circolarità dei percorsi, condizione questa utilizzata come terapia per permettere ai pazienti di deambulare quasi senza interruzione e soprattutto evitando di incorrere in zone chiuse.

Di qui l’accesso al giardino protetto, sito al piano superiore, avviene in maniera assistita utilizzando il montaletti. L’accesso ad esso avviene attraverso un giardino d’inverno pensato sia come filtro tra l’interno e l’esterno che come serra per terapie durante i mesi più freddi o in caso di cattivo tempo.

Al piano interrato si accede tramite una rampa carrabile. Esso è destinato a servizi, depositi, impianti e locali tecnici nelle misure descritte dal bando. Qui sono collocati anche gli spogliatoi e i servizi per il personale, per i quali si è privilegiata la collocazione nelle immediate vicinanze dei collegamenti verticali.

Il sistema costruttivo e i materiali

Si é optato per un sistema costruttivo tradizionale con solette in  beton facciavista  e pilastri o muri portanti eliminando così una buona parte di finiture quali intonaci, rivestimenti e per quanto possibile, plafoni ribassati. Tale sistema permettendo di liberare le facciate dalla struttura portante consente di risolvere le stesse in modo libero da vincoli sperimentando attraverso l’alternarsi tra bucature e pannelli di tamponamento in cemento, anch’essi applicati secondo la tecnica della parete ventilata, un ritmo variato evitando la monotonia della ripetizione di uno stesso partito architettonico.
Per gli infissi si è pensato al legno che insieme al beton, derivato moderno della pietra e alla pietra stessa, utizzata in forma di inserti nella pavimentazione esterna o negli arredi urbani, arricchisce il rimando ai materiali della tradizione costruttiva tipica del luogo.

Le sistemazioni esterne

Nell’intento di riqualificare l’area non solo con la forza del volume dell’edificio, ma anche con il vuoto ad esso contrapposto il progetto prevede di estendere al parcheggio la pavimentazione dei marciapiedi a ridosso degli accessi. Tale soluzione conferisce un carattere di unitarietà a tutto lo spazio esterno che, fortemente dominato dalla testata a sbalzo del blocco su via Mera da un lato e dalla fontana tra il parcheggio e i giardini, assume le sembianze di una nuova piazza.
Il dislivello di 1,5 m presente tra la quota del parcheggio e quella dell’accesso ha guidato la sistemazione degli spazi aperti della casa di cura. Questi disposti in una serie di orti e giardini disposti in un gioco di piccoli dislivelli gli uni rispetto agli altri, rimandano ai giardini all’italiana. Panchine in pietra ne tratteggiano i perimetri e piccole rampe ne permettono la libera accessibilità.
Villa Rizzardi Verona

Nonostante la permeabilità degli spazi esterni dalla strada tale sistemazione a verde, quindi sottoposta rispetto al percorso pedonale che dal parcheggio giunge agli ingressi, dona a tali spazi una certa riservatezza.
La piantumazione di alberi da frutto conferisce allo spazio esterno a sud l’aspetto di una sorta di giardino segreto.
Il dislivello tra il parcheggio e i giardini offre le condizioni per l’installazione di una fontana con vasca d’acqua.

arch. Felicia Lamanuzzi